Lettera da P. Stefano

Bouar, Repubblica Centrafricana – Convento Sant’Elia, 5 ottobre 2026 

Carissimi don Gioiele, don Paolo e amici tutti di Bolzano, e grazie a Emilio, che mi ha ricordato che è tempo di farmi vivo. È che da metà luglio ho traslocato e sono di comunità nel convento di Sant’Elia a Bouar. Qui c’è tanto da fare e la mia salute lascia a volte a desiderare. 

Dunque: dopo tre anni di servizio al Carmel di Bangui, il Signore mi ha riportato a Bouar, 450 chilometri da Bangui, verso il Camerun. Avevo lasciato Bouar nove anni fa e ora vivo insieme alla bella comunità locale dei frati: con me ci sono tre giovani sacerdoti e 10 novizi. 

A Sant’Elia sono molto impegnato nell’accompagnamento dei giovani in formazione e aiuto anche nel vicino seminario carmelitano di Yolé, dove 80 seminaristi, ragazzi dai 12 ai 20 anni, vivono e studiano cercando di discernere e realizzare la loro vocazione, per poter un giorno servire Gesù e il loro Paese. 

È stato un cambiamento importante. Ho lasciato Bangui, la Scuola agricola, la bella fattoria: una realtà costruita pian piano, ma che avevo imparato a gestire, con i suoi ritmi, le sue persone e i suoi progetti, per entrare in una situazione nuova. 

Tra le responsabilità che mi sono state affidate c’è anche quella di aiutare la mia nuova comunità – e allo stesso modo il seminario di Yolé – a rimettere in valore le loro fattorie, per arrivare a una maggiore autonomia alimentare e finanziaria. 

Quando sono arrivato qui al convento di Sant’Elia a Bouar, ho trovato una realtà che possiede già molte risorse: alcuni ettari di terreno, un vecchio frutteto, un orto, due pozzi, un piccolo allevamento di bovini, qualche coniglio, galline ovaiole. Io vi ho aggiunto le quaglie. 

Non si tratta quindi di costruire tutto da zero, ma di rimettere ordine, recuperare ciò che già esiste e farlo diventare poco a poco più utile alla comunità. 

La mia idea è molto semplice: cercare anzitutto di produrre una parte maggiore del cibo che i frati e i seminaristi mangiano ogni giorno, diminuire alcune spese del convento e del seminario e, pian piano, come riuscivo a fare a Bangui, vendere le eccedenze per sostenere la vita della comunità. 

Per questo, e anche per rispetto alla mia fragile salute, vorrei procedere per piccoli passi. 

Un primo obiettivo sarebbe quello di rimettere in ordine i due ettari di terreno attorno al convento di Sant’Elia: potare e recuperare gli alberi da frutto, migliorare l’orto, piantare nuovi alberi e produrre foraggio per gli animali. Insomma, farne un po’ alla volta una piccola fattoria pedagogica modello, che produca bene e possa essere anche di esempio. 

Il Vescovo locale, Mons. Mireck, missionario polacco sul posto da oltre 30 anni, mi ha chiesto di aiutarlo a organizzare anche qui un centro di formazione in agricoltura e allevamento per i giovani del posto. 

Un secondo passo importante sarebbe equipaggiare uno dei pozzi già esistenti con un impianto completo di pompaggio ad energia solare. L’acqua, soprattutto nella lunga stagione secca, è la condizione indispensabile per tutto il resto. Vorrei poi rafforzare l’allevamento dei conigli, che può dare abbastanza rapidamente carne per la comunità e qualche piccolo reddito. E poi migliorare gradualmente anche l’allevamento dei bovini. 

Sto inoltre facendo una piccola esperienza con le quaglie, che qui a Bouar nessuno alleva. Potrebbero offrire uova e carne per la comunità e forse aprire anche un piccolo mercato locale. 

Non voglio però partire con un progetto enorme. Preferirei cominciare con alcune cose concrete e verificabili.   

Ecco quel che vi propongo ora.  

Aiutatemi a: 

• realizzare l’impianto completo di pompaggio solare per il pozzo, comprendendo pompa, pannelli solari, struttura di sostegno, tubazioni, serbatoio e installazione: circa 4.000 euro; 

• acquistare attrezzi, piante e materiale per rimettere in ordine il frutteto e l’orto e, soprattutto, formare e pagare la manodopera necessaria per realizzarlo: un po’ meno di 3.000 euro; 

• migliorare le strutture per l’allevamento dei conigli: circa 1.500 euro; 

• avviare le prime colture foraggere su qualche ettaro del grande terreno attorno al convento; 

• in seguito, aiutare i miei confratelli del seminario di Yolé a fare lo stesso in favore dei loro ragazzi.  

Ogni martedì passo la giornata alla Yolé per l’accompagnamento spirituale dei seminaristi. Condividendo il loro cibo, vedo come sia importante migliorare la loro piccola fattoria per arrivare a sfamare ogni giorno quasi cento bocche. 

Vi affido questi progetti, con cui mi sarete vicini ora in ottobre, in Avvento e in Quaresima. Sapete che non amo chiedere semplicemente denaro. Mi piace piuttosto poter mostrare una cosa concreta, spiegare per che cosa serve e poi, col tempo, rendere conto di quello che è stato possibile realizzare. Per questo il vostro desiderio di aiutarmi e di organizzare qualcosa a Bolzano mi commuove e mi incoraggia molto. 

In questi anni ho sperimentato tante volte la vostra amicizia, la vostra generosità e la vostra vicinanza alla mia – vostra! – Missione in Centrafrica. È grazie a voi che ho potuto realizzare tante cose. Ve ne sono profondamente riconoscente e vi sento tutti vicini. 

Vi terrò informati passo dopo passo su quello che riusciremo a fare. Siate solleciti nel chiedermi fotografie e notizie concrete, perché questo progetto possa diventare davvero qualcosa di condiviso. 

Grazie di cuore per tutto quello che avete già fatto e per quello che vorrete continuare a fare. 

Un grande abbraccio e il mio ricordo nella preghiera. In attesa di rivedersi… 

P. Stefano 

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